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    Quanto siamo inadeguati?

    foto Serie A Tim

    Dopo i "fatti" del derby Torino-Juventus di ieri - esaurito il godimento da tifoso granata - mi sono posto alcune domande su cosa e dove sia la responsabilità, nel 2015 in Italia, se accadono disordini, aggressioni, lancio di oggetti/fumogeni/bombe/tric&trac e quant'altro. In questi anni ho studiato molta letteratura sulla realtà degli stadi, sul calcio in sé e sulle sue dinamiche, e su come sono cambiati i tifosi nel modo di andare a vedere la partita (e molta ancora ne devo conoscere). Ho seguito dal vivo "del pallone" in Irlanda, Inghilterra, Francia e Belgio - oltre che qui in Italia - dalla Champions League ai campionati minori e, anche se non ho l'esperienza di un groundhopper, ho visto e sperimentato abbastanza per capirne qualcosa più della media normale.

    Ebbene, è indubbio che se una persona commette un atto illegale la responsabilità sia sua. D'accordo. Ma qui non stiamo parlando di un furto o altro atto di delinquenza, derivante dalla casualità della scelta personale. Qui parliamo innanzitutto di un "sistema" che permette queste cose pur tentando, allo stesso tempo, di prevenirle. Siamo un Paese lassista, questo è lampante. Sulla questione-stadi siamo fermi alla preistoria e non ne abbiamo nemmeno la consapevolezza. Superfluo dire che siamo allo stesso punto anche per quel che riguarda la sicurezza. Non ne faccio un discorso mirato "pro" o "contro" ai tifosi e/o ultras (da una parte) o alle forze dell'ordine (dall'altra). I primi sono il risultato di una mancanza totale di educazione civica che pervade la penisola nel suo abitante medio. I secondi sono mandati più o meno allo sbaraglio, con indicazioni sommarie e, il più delle volte, totalmente illogiche o controsenso.

    Mentre scrivo sto riguardando il video ripreso dalla telecamera dell'autobus della Juventus, che sfreccia con alcuni tifosi del Toro a bordo strada che tentano di colpirlo (link qui). C'è un tizio, davvero commovente - in senso ironico, che cerca di tirare un calcio al pullman. Cioé, tirare un calcio a un pullman in movimento. Una scena quasi comica. Ma, a parte questo, il problema siamo sicuri che siano quei tifosi? Davvero non c'era altro modo che far transitare il bus della Juve con i tifosi avversari su entrambi i lati a 20cm di distanza, liberi di fare ciò che volevano? In un derby? A metà video compare un gruppo di poliziotti affannati che, accortisi del problema, cercano di raggiungere i "facinorosi" per impedirgli di proseguire. Il bus intanto è già 100 metri più avanti. Un livello di inadeguatezza imbarazzante.

    foto da repubblica.it
    È ovvio che chi tenta di colpire il pullman sia il primo responsabile. Ma ne ha la possibilità perché questa gli viene regalata da "un'organizzazione dell'evento" assolutamente incompetente. Nell'era dei telefonini, delle radio, ecc, forse era molto più semplice programmare l'arrivo dei pullman di Toro e Juve a distanza di 15-20 minuti, così da arretrare le transenne di un paio di metri al passaggio dei bianconeri e riavvicinarle quando fosse transitato quello granata. Tifosi più lontani prima, più vicini poi. Risultato: nessuno che può arrivare vicino al bus della Juve, prima; corteo di entusiasmo vicino a quello del Toro, dopo. Siamo alla base della logica, mi sembra. Invece no, nessuno ci ha pensato. Nessuno l'ha immaginato. In un derby, con una rivalità storica, con tutti i problemi di violenza più o meno grave che abbiamo nel calcio italiano.

    Mi pare ovvio, insomma, che un conto sia l'indignazione per quanto succede (in Italia siamo sempre in prima fila se c'è da indignarsi, tanto non costa nulla) e un altro conto sia, invece, se pensiamo di essere davvero capaci a cambiare le cose. Se pensiamo di sapere sul serio cosa va fatto, nella pratica, oltre a dire che "qualcosa bisogna farlo". Ormai è una decina d'anni che si invoca il modello inglese, ma quanti sanno veramente cosa vorrebbe dire metterlo in pratica? Tra l'altro arriveremmo in ritardo più o meno di vent'anni mettendo in piedi qualcosa che verrebbe subito bollata come "fascista", "dittatoriale", "giustizialista" ecc - ergo non se ne farebbe nulla. E quanti sanno veramente cosa voleva dire stare in una curva britannica negli anni precedenti al Taylor Report, oltre che apprezzarne l'idea retorica?
    (qui ho scritto dei fatti di Hillsborough, qualche giorno fa)

    Posti "safe standing", già presenti in Germania e in fase di proposta in Inghilterra. Sono il risultato della combinazione tra le vecchie transenne delle gradinate a posti in piedi con i seggiolini attuali, e permettono entrambe le situazioni nella massima sicurezza per il tifoso.

    In Europa si progettano stadi di terza generazione, ci sono proposte sempre più forti (e adeguatamente ragionate) per tornare a settori di gradinata con posti in piedi ma in una versione moderna e aggiornata rispetto ai mischioni anni '70-'80. In Italia progettiamo stadi già vecchi, copiando idee già realizzate altrove da 10-15 anni. Però abbiamo messo i tornelli, "perché abbiamo visto che anche gli altri facevano così". E poi la Tessera del Tifoso e il "reato di discriminazione territoriale". E abbiamo riempito gli stadi di stewards, così ci siamo adeguati alle altre Nazioni (dove, però, gli stewards hanno diritti e doveri ben definiti e non sono dei semplici uscieri con una pettorina fluorescente).

    Personalmente non mi scandalizzo più di tanto per i "colpevoli" di ieri. La verità è che navighiamo a vistaNon c'è la minima idea di ciò di cui si parla (non credo che i dirigenti del calcio italiano abbiano mai passato un tornello anche solo per entrare in tribuna - figuriamoci se sanno cosa succede in curva) né di ciò che tanto si invoca - siamo rimasti tragicamente indietro come idee e visione del mondo del calcio e pensiamo di risolvere tutto da un giorno all'altro, "copiamo un po' lì e un po' là e dovrebbe funzionare". Di questo passo continueremo ad assistere a situazioni come quella di ieri, niente di troppo grave ma comunque nulla che dovrebbe accadere in un Paese civile, con istituzioni consapevoli e cittadini responsabili. Con il rischio che prima o poi succeda qualcosa di davvero tragico che porti a decisioni drastiche, "chiudere tutto" e tanti saluti. In mancanza di idee e soluzioni, di solito si finisce sempre così.


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