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    Stadio Olimpico di Roma, barriere in curva: lo sbaglio peggiore con 30 anni di ritardo

    Stadio Olimpico Roma barriere curva
    ph tuttoasroma.it

    La decisione di dividere le due curve dello Stadio Olimpico, installando una barriera di separazione, punta ad agevolare i controlli e la sicurezza ma è, allo stesso tempo, una decisione concettualmente sbagliata.

    L'antefatto è già noto a tutti e in questi giorni si sta concretizzando: le curve dello Stadio Olimpico di Roma verranno divise in settori tramite l'installazione di barriere e cancellate. Il cuore del tifo popolare delle due squadre capitoline (reso ancora più unico dalla particolare conformazione dello stadio, a un unico livello), verrà diviso verticalmente al centro, portando alla creazione di un settore Centrale Destro e uno Centrale Sinistro per entrambe le curve. La decisione, nel merito della quale entrerò a breve, non è solo illogica dal punto di vista gestionale ma anche, semplicemente, dal punto di vista della stessa funzionalità che si preme di inseguire.

    Iniziamo dall'aspetto logistico: i lavori sono in corso mentre scrivo, dunque a campionato già iniziato, e le procedure di rinnovo e sottoscrizione degli abbonamenti ne hanno ovviamente risentito. La settorializzazione delle curve ha tolto circa un migliaio di posti dal totale, il che significa che quel migliaio di abbonati sono rimasto letteralmente senza sedia sotto il sedere... La Roma ha proposto cambi di settore, rimborsi, o sostituzione di posto con altri abbonati, mentre la Lazio ha preferito attendere il risultato finale dei lavori bloccando temporaneamente la campagna abbonamenti per la curva. Insomma, il primo risultato concreto di questa decisione - in un momento storico in cui gli stadi italiani si svuotano - è stato quello di diminuire il numero di spettatori abbonati. Facile, infatti, che se una persona ha sempre avuto l'abbonamento in curva e ora viene "invitata" a spostarsi in tribuna (con tutto il rispetto), preferisca chiedere il rimborso e starsene a casa. Proprio ciò di cui ha bisogno il calcio italiano... o no?

    Il Prefetto Gabrielli ha motivato così la decisione (imputandone comunque la paternità al Questore e all'Osservatorio, in base all'esperienza maturata nella stagione scorsa):

    "Il 12 settembre installeremo le barriere rimovibili nelle curve dello stadio Olimpico. Il frazionamento delle curve è un’indicazione arrivata due anni fa dall’Osservatorio. Qualche mese fa il questore di Roma ha presentato un pacchetto in vista del campionato e il Prefetto ha aderito. Il frazionamento non ha esigenza di sicurezza ma di ‘safety’. La curva ospita sempre più tifosi per via degli scavalcamenti: circa 12 mila persone invece che 8 mila. La mia preoccupazione riguarda la gestione dell’incolumità di chi si trova lì."

    Safety. Non sicurezza. Che, nonostante siano l'uno la traduzione dell'altro, in questo caso hanno un significato effettivamente disgiunto. Non è un problema di sicurezza nel comune senso del termine, disordini e quant'altro (es. nel caso dei settori ospiti, separati apposta dalle zone adiacenti di uno stadio per evitare il contatto fra tifoserie avversarie) ma una necessità di assicurare le condizioni di funzionalità del settore e di fruibilità dei tifosi che lo popolano. Insomma, nel 2015 è improvvisamente venuto alla luce il problema di quei tifosi che scavalcano per entrare allo stadio (o scavalcano dai settori laterali) e andare in curva. Con il risultato che il settore diventa sovraffollato e, com'è ovvio e logico, una massa di persone assiepate in uno spazio troppo piccolo per contenerle crea condizioni molto rischiose per le persone stesse.

    Tutto giusto. Ma qui passiamo al secondo aspetto. La funzionalità che questa decisione si preme di inseguire. Siamo proprio sicuri che settorializzare una curva - riducendone i posti e lo spazio di movimento al suo interno - aumenti effettivamente la sicurezza dei presenti, diminuendo il rischio di sovraffollamento? Posto che la decisione del Prefetto prevede anche il rafforzamento delle barriere di separazione tra curva e tribune laterali, le motivazioni addotte e le soluzioni trovate ricordano qualcosa di pericolosamente molto simile.


    1989, Leppings Lane, Hillsborough - ben visibili le cancellate di suddivisione del settore nel primo anello

    Il Prefetto Gabrielli (classe 1960) ha un'età che gli permette sicuramente di aver "vissuto" - quantomeno per contemporaneità - l'evento più tragico della storia del calcio: la tragedia di Hillsborough. Dello svolgimento e delle dinamiche di quel giorno di 26 anni fa ho scritto qui, in occasione dell'anniversario, ma se è vero che la storia si ripete, ciò che aveva "permesso" che quella tragedia si sviluppasse era nato dalle stesse identiche premesse a cui assistiamo ora. La presenza di cancellate e barriere nelle gradinate inglesi segue un'escalation ben precisa: negli anni '60 compaiono quelle a dividere le tribune laterali dalle "curve" - per una semplice motivazione di costo diverso del biglietto.

    Alcuni tifosi ricordano che c'è stato un momento nella storia del calcio inglese, a metà del secolo, in cui potevi fare il giro a piedi di tutto lo stadio, senza trovare ostacoli. Poi arrivano le cancellate verso il terreno di gioco, negli anni '70, per impedire le invasioni di campo sempre più frequenti. Infine, tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, per impedire il sovraffollamento delle "curve", vengono inserite cancellate trasversali (fencing) che suddividevano un settore unico in più mini-settori (pens).

    L'intenzione era di organizzare e distribuire meglio la massa di tifosi all'interno di una gradinata. Se succedeva qualcosa, però, lo spazio ridotto di un mini-settore diventava automaticamente una trappola. Come tutti noi dovremmo sapere. Come anche il Prefetto Gabrielli dovrebbe sapere. Perché - se proprio deve succedere - è fondamentalmente meglio restare schiacciati in uno spazio ampio, piuttosto che in uno spazio piccolo. Questa è la garanzia di sicurezza che bisognerebbe tenere in considerazione prima di ogni altra cosa. A maggior ragione per la motivazione che guida ora le decisioni di Roma. Gli inglesi, quantomeno, avevano problemi più seri (il sovraffollamento delle gradinate creava una combinazione esplosiva con il fenomeno hooligans). Allo Stadio Olimpico, invece, il problema è solo "interno": in curva ci sono troppe persone, più di quante dovrebbero essercene.

    In definitiva, si sta commettendo un errore enorme, forse in parte inconsapevolmente (il che ne aumenta la gravità, ben inteso). Si sta ripetendo l'attuazione di un provvedimento vecchio di più di 30 anni, che la storia ha dimostrato essere totalmente sbagliato e controproducente (e che, infatti, venne a suo tempo rimosso nel più breve tempo possibile). Si copia qualcosa da altri senza la minima cognizione di causa. E, in senso più generale, si pensa a una soluzione-palliativo per intervenire sulle conseguenza del problema, senza invece trovarne una che corregga il problema all'origine impedendo che si ripresenti.

    Ancora una volta, quindi, l'Italia degli stadi (ma in questo caso mi verrebbe da dire "l'Italia di chi decide e ragiona per stadi/pubblico/ecc") va in retromarcia. E anzi, ancor più grottesco, le barriere che verranno installate allo Stadio Olimpico saranno amovibili - potranno essere tolte in determinate occasioni e rimesse per la settimana dopo. D'altra parte l'UEFA proibisce questo tipo di situazioni negli stadi. Ma le proibisce dagli anni '90, non da ieri. E non servirebbe nemmeno spiegare il motivo, dovremmo conoscerlo tutti noi che seguiamo questo sport.

    Spesso la storia ci insegna che certi errori non vanno più commessi. In questo caso, invece, l'idea migliore, a quanto pare, è decidere di ripeterli.

    barriere curva Olimpico Roma Lazio
    2015, l'installazione delle barriere allo Stadio Olimpico, ph larepubblica.it

    Leppings Lane Hillsborough
    1989, una delle barriere divisorie all'interno della Leppings Lane, Hillsborough, ph thesun
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    2 commenti:

    1. Ciao, ottimo articolo ma ti segnalo un errore ortografico: si dice palliativo, non pagliativo ;)

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      1. Ciao, grazie mille della correzione, svista imperdonabile! :)

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