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    Archistadia "on tour": Boleyn Ground, Londra [foto]

    tour guidato farewell boleyn ground

    L'ultima stagione "operativa" del Boleyn Ground è in corso e ho voluto visitare lo storico stadio del West Ham per raccogliere emozioni e immagini prima che vengano consegnate definitivamente alla storia.

    Mi era già capitato di visitare uno stadio a pochi mesi dalla sua chiusura (Wembley, 2001, Lansdowne Road, 2005 e Highbury, 2006) e ogni volta si percepisce una sensazione di coinvolgimento ancora più grande rispetto al solito, nei confronti di quello che dovrebbe essere, a conti fatti, un semplice edificio come tanti. Qui di seguito vi racconto il tour guidato del Boleyn Ground, a cui ho partecipato la settimana scorsa.

    Qui c'è la storia del West Ham. Generazioni di tifosi si sono tramandate il posto in abbonamento: dal nonno, al papà, al figlio.

    Uno degli aspetti principali che non potranno mai essere replicati in futuro è il legame con il quartiere. Qui tutto è "Londra est" e soprattutto West Ham. Da quando si esce dalla stazione della metropolitana "Upton Park", sulla District Line, si gira a destra e si percorrono a piedi quei 3-4 isolati che conducono allo stadio lungo la famosa Green Street. Si passa davanti al Queen's Market e al Green Street Supermarket, mentre sul lato opposto della strada si susseguono negozi e attività di vario genere, barbieri, telefonia, macellai, mentre incroci persone di etnie diverse e pensi a quanto questo quartiere sia un luogo a sé, che si riconosce da più di 100 anni in un Club di calcio.

    Poi sulla sinistra si apre un piazzale e lo vedi: dominato dalle due grandi torri che inquadrano l'ingresso alla tribuna centrale, segnato dai muri in mattoni gialli e le finestre bordate in rosso che si ripetono secondo una scansione regolare. Uno stadio da circa 35.000 posti che pare calato lì un po' dal nulla, in mezzo a file di terraced house da un lato e i tre palazzoni di Priory Rd sul lato opposto, dietro alla tribuna est.

    tour boleyn ground



    La tribuna ovest (attualmente conosciuta come Alpari Stand per motivi di sponsorizzazione) è la grande protagonista della visita guidata, ed è anche la parte più moderna dello stadio. Ricostruita nel 2001, da sola può ospitare quasi 15.000 persone ed è la gradinata singola più grande tra gli stadi londinesi. Si sviluppa su due livelli, come la versione precedente, ma segue un profilo più "univoco" - l'anello superiore non sovrasta più quello inferiore reggendosi sui classici pali di sostegno -, e dal punto più alto il declivio della gradinata viene soltanto interrotto dalla presenza di una fila a balconata di palchi e box.

    La tribuna ospita tutti i locali e le sale più importanti dello stadio, a cominciare dalla Chairman's Suite, dove si svolgono i ricevimenti della squadra (più qualche invitato esclusivo) e sul bancone del bar campeggia una piccola statua degli eroi del Mondiale 1966, Bobby Moore, Geoff Hurst, Martin Peters (tutti calciatori del West Ham all'epoca) e Ray Wilson (in quegli anni all'Everton). La stessa statua, più grande, è visibile poco oltre lo stadio, all'incrocio tra Green Street e Barking Road.

    Da questa sala, inoltre, si ha un'ampia vista panoramica su Londra e, soprattutto, sul grande albero situato nel piazzale, vicino al cancello d'ingresso: qui ogni anno, a giugno, senza alcuna spiegazione apparente si radunano centinaia di uccelli parrocchetti e, così improvvisamente come sono arrivati, verso metà luglio se ne vanno. Nessuno ha mai scoperto il perché di questo fenomeno, che resterà una delle tante incredibili curiosità legate a un luogo così affascinante e storico come Upton Park.

    (scorri in basso per la fotogallery)

    Su e giù nella "pancia" della tribuna, tra i corridoi del piano-hotel (dove alcune stanze sono state riadattate come palchi/box per i vip) e le maglie storiche, appese alle pareti, delle squadre affrontate dai più grandi calciatori della storia del West Ham, tra Club e Nazionale (c'è anche quella della Germania di Wolfgang Overath, dalla finale del '66).

    E ancora, la tribuna d'onore - con le poltroncine in pelle - e le gigantografie di Bobby Moore e Trevor Brooking ai due lati della gradinata, in corrispondenza delle tribune che portano il loro nome. Poi giù negli spogliatoi, tra quello ospite (con il simbolo dei martelli incrociati ovunque e la scritta "Questo è Upton Park, casa degli Hammers") e quello del West Ham, dove attualmente trovano posto le maglie dell'XI migliore della storia del Club, rigorosamente con numerazione classica, più le maglie di Bilic, Noble, Sakho e Adrian che riportano alla stagione in corso, a fianco alla scritta "Vincere è ciò per cui siamo qui".




    Si passa alla "sala medica" (con l'ovvia ironia della guida: "...better known as Andy Carroll's Room") e al salotto pre-partita, dove la squadra si riunisce per il discorso del manager e gli ultimi aggiustamenti in vista della gara. Il corridoio, tappezzato da foto storiche del Club, conduce poi ai gradini che immettono nel tunnel verso il campo.

    Uno spiraglio di luce al fondo e si arriva sul terreno di gioco: l'enorme stemma del West Ham dipinto sul pavimento tra le due panchine porta lo sguardo sul prato e poi verso le tribune. Ci si sente all'interno di un tempio e, soprattutto, si ha l'impressione di un edificio dimensionato in modo perfetto. La combinazione di pendenza delle gradinate + dimensioni delle coperture risulta in un effetto visivo che regala un impatto certamente più imponente di quanto non dica il dato della capienza a 35.000 posti.

    E non mi stupisco delle parole di Michael, la nostra guida, sull'imminente trasferimento all'Olympic Stadium a Stratford: "Qui c'è la storia del West Ham. Là non ci sarà nulla di tutto questo, si perderà anche il legame stesso con il quartiere. Ogni angolo di questo stadio porta con sé dei ricordi, ci sono tifosi che hanno scelto di farsi seppellire qui come ultimo e indissolubile  con questa squadra. Generazioni di tifosi si sono tramandate il posto in abbonamento dal nonno, al papà, al figlio. Tutto questo è destinato a sparire, dal prossimo anno si ricomincerà da zero e, onestamente, non ho alcuna idea di cosa potrà essere".

    Non so dare una risposta a questo dubbio. L'Olympic Stadium sarà una storia completamente diversa e, nel calcio moderno, i significati e le connotazioni storiche con il territorio sono le uniche cose che danno ancora importanza a un Club, ai suoi colori e al seguito dei tifosi. Sul terreno del Boleyn Ground sorgeranno complessi residenziali e negozi, con le vie interne nominate in onore di alcune leggende del Club e un paio di sculture al centro del  nuovo giardino, in ricordo di questi 112 anni della squadra e della sua gente.

    Certamente, se il dubbio è sulla possibile perdita d'identità del West Ham, a parte la realtà logistica, sono certo ci siano poche altre tifoserie in grado di smentirci, dovessero anche cambiare città o paese. E fino a maggio possiamo ancora far finta di nulla su ciò che inevitabilmente sarà, e goderci a pieno gli ultimi mesi di uno degli stadi più affascinanti d'Inghilterra.

    clicca qui per leggere l'articolo "Boleyn Ground: rimosso il cancello d'ingresso, andrà nel nuovo stadio"



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