Quanto vale il nostro biglietto? Il curioso caso di chi lascia lo stadio in anticipo




Già, quanto vale davvero il biglietto che paghiamo per andare allo stadio? Me lo sono chiesto in queste ore, dopo un Toro-Inter non proprio entusiasmante, qualche giorno a Londra, una visita guidata al Boleyn Ground (a proposito, tenete d'occhio il sito e nei prossimi giorni arriverà un articolo dedicato - e anche qualcosa in più, sempre in ottica West Ham) e le parole di Klopp in conferenza stampa: "Mancavano 12 minuti alla fine, più o meno, no? Ho visto un sacco di gente andare via. Mi sono sentito abbastanza solo in quel momento".

Il gol di Scott Dann all'82', che aveva portato il Palace in vantaggio 2-1 ad Anfield domenica scorsa, si è poi rivelato decisivo. E la reazione scoraggiata dei tifosi si era concretizzata in quella che ormai, per svariati motivi più o meno validi, sta diventando un'abitudine del nostro calcio: andare via in anticipo, prima del fischio finale. Ma Klopp - estremizzando apposta - ha ragione: "In 12-15 minuti puoi segnare ancora 8 gol, ed è semplice tifare o meno nei primi minuti di gara. Più difficili sono le scelte che si fanno in quei momenti, negli attimi più complicati e stressanti, quelle sono le decisioni più difficili da prendere ma alla fine più importanti".

Ma allora, perché andarsene da uno stadio sta diventando tanto fastidioso quanto cercare la via d'uscita del parcheggio multipiano di un centro commerciale, al sabato pomeriggio?

In Inghilterra - partiamo da lì per dovere di cronaca - ormai è un'abitudine conosciuta e frequente. Ci sono tifoserie più "rinomate" per questo, i tifosi dell'Arsenal per esempio, e lo noterete dalle inquadrature televisive che lasciano intravedere la parte bassa dei primi anelli di tribuna, ogni fine settimana. Dopo l'80' si aprono i vuoti colorati dei seggiolini lasciati liberi da chi è già sulla via di casa. E non è una questione di risultato. O meglio, quando lo è potrei trovarlo anche condivisibile. Non biasimerei qualcuno che se ne va 5 minuti prima mentre la sua squadra sta perdendo l'ennesima partita degli ultimi due mesi. Diventa assurdo, invece, quando è un'azione scientifica, quasi una routine, che rientra nella successione degli eventi del giorno di gara: si arriva allo stadio, si guarda la partita, si va via 5 minuti prima. A prescindere da ciò che sta succedendo. Domenica pomeriggio è capitato, per esempio, in Arsenal-Tottenham, il derby forse più sentito di Londra, con il punteggio sull'1-1 e i Gunners che avevano appena pareggiato con Gibbs e sembravano in fase di rimonta.

Non può essere soltanto un problema logistico. Certo, è un aspetto rilevante anche quando gli stadi sono comunque ben collegati dai mezzi pubblici, ma trovo che sia anche un'impostazione mentale. In Italia, fortunatamente, non è una situazione che si verifica in modo così continuativo. Si potrebbe ironizzare che allo stadio già ci andiamo in pochi, quindi tanto vale che almeno restiamo fino alla fine, ma abbiamo sempre avuto una mentalità che tende di più a "esserci" o "non esserci" del tutto, piuttosto che esserci e poi andarsene prima. Curve vuote per protesta se ne sono sempre viste ma raramente - in condizioni normali di risultati e stagione - si vedono decine di tifosi che se ne vanno prima del 90esimo.

Ho fatto un giro di pareri tra amici tifosi e gruppi sui social e l'opinione generale verso questo fenomeno è negativa. Ma, allo stesso tempo, è qualcosa a cui tutti più o meno abbiamo già assistito. Ed è questo l'aspetto che mi sembra più importante. Negli ultimi anni si vedono sempre più situazioni del genere e, a fronte di un blocco di "appassionati" che si sta rafforzando, dall'altro lato si sta perdendo quella che è la figura del tifoso-normale. Il calcio non è più LO svago per eccellenza, come è stato fino agli anni '90 circa, e il rapporto tra una persona qualunque e questo sport si sta relativamente annacquando. Essendo ormai "solo" una delle tante passioni che possiamo avere, nel mondo attuale velocissimo e pieno di cose, chi è veramente tifoso (pur non per forza assiduo frequentatore degli stadi ogni domenica) si sta idealmente staccando da chi proprio non lo è, e viene a sparire quella categoria intermedia che poi - a conti fatti - è anche il grosso da cui attingere per esempio per riempire gli impianti a ogni partita.

Klopp osserva stupito i tifosi abbandonare Anfield in anticipo (ph Reuters)


Generalmente, poi, chi esce prima durante una partita è sempre qualcuno che sta in tribuna. Ed è paradossale, considerando che ha comprato un biglietto più costoso, non ha il problema di farsi largo in mezzo alla ressa di gente e ha percorsi e uscite sicuramente più comode che in curva. Forse molti "vivono" l'andare allo stadio un po' come una qualunque altra gita o visita a un museo - che se vieni via 5 minuti prima o acceleri alle ultime due sale, pazienza - ed è il risultato di uno sport che sta iniziando ad attrarre solo più i veri appassionati e non riesce più a farsi largo in modo trasversale nella popolazione, come faceva in passato.

Graeme, abbonato da una vita all'Everton - e uno dei più grandi groundhoppers che io conosca - me lo conferma: "Oggigiorno hanno tutti un sacco di altre cose da fare e dopo la partita non hai voglia di perdere un'ora nel traffico stradale o dei mezzi pubblici. Ricordo di aver lasciato Goodison Park in anticipo solo una volta: volevo arrivare a Tranmere in tempo per la partita contro il Barnsley, che sarebbe iniziata solo una ventina di minuti dopo il fischio finale a Goodison. Perdevamo già 1-5 contro il QPR quindi decisi che sì, potevo uscire in anticipo. Mentre imboccavo la strada verso Tranmere (che è sulla sponda opposta del fiume Mersey, a Liverpool, ndr) l'Everton aveva segnato 2 gol ed eravamo risaliti 3-5. Giurai a me stesso di non lasciare mai più lo stadio in anticipo".

Alla fine, forse, il senso è proprio questo. Ormai ci si divide in chi va allo stadio per vedere una partita e chi ci va per vedere LA partita. E mi torna in mente il famoso scambio di battute del celebre film "Febbre a 90", tra il giovane Paul e suo papà (foto sotto), mentre escono in anticipo da Highbury dopo la sua prima partita allo stadio:

Paul - Perché andiamo via?
padre - Per evitare il traffico, dobbiamo camminare per arrivare alla macchina... è per non restare imbottigliati.
Paul - ... ma potrebbero segnare di nuovo!
padre - C'è una remota possibilità, sì, è vero... ma non questo pomeriggio.

A cui, però, da appassionato di calcio, e in forma totalmente soggettiva, preferisco rispondere con la divertentissima frase che mi ha scritto Nico, tifoso del Toro: "Detesto e disprezzo chi va via prima della fine, meritano di perdersi un eurogol sotto la curva ogni domenica!".



Quand'è accettabile lasciare lo stadio in anticipo?

Evitare il traffico per tornare a casa
La mia squadra perde malamente
Come forma di protesta contro la squadra
Devo ancora portare a spasso il cane!
Mai
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per saperne di più:
  • video delle frasi di Klopp sull'argomento, post Liverpool-Palace, da youtube, link
  • English football and the strange phenomenon of early-leaving syndrome, Amy Lawrence, The Guardian, in inglese, link
  • Is it ever acceptable to leave a football match early?, Alan Tyers, The Telegraph, in inglese, link


fotogramma dalla scena del dialogo padre-figlio, dal film Febbre a 90


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Commenti

  1. per me tuttora rimane incomprensibile andarmene via prima del fischio finale. La partita è l'evento della settimana, il momento in cui incontri gli amici, parli con sconosciuti che amano i tuoi colori, discuti, condividi, magari litighi anche, ma vivi quello spazio temporale dandogli anche un'importanze esagerata.
    E' come se al cinema lasciassi la sala prima della scena clou, quando non sia se finirà bene o male.

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    1. Ciao Dave, sono d'accordo con te. Facciamo tanto per andare allo stadio, è l'evento della settimana come dici giustamente, soprattutto per chi magari alla partita ci va poche volte. Personalmente nemmeno io capisco l'andar via prima, mi chiedo "allora perché ci sei venuto?"

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