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    Dal 1891 al 2016, viaggio tra gli stadi di Cleveland (seconda parte)


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    52 anni di attesa. 147 stagioni sportive, combinando le tre squadre professionistiche locali. Tanto ha dovuto aspettare la città di Cleveland, Ohio, per vedere una delle sue franchigie vincere un titolo sportivo americano dopo quello del 1964 targato Cleveland Browns. Celebriamo l'impresa dei Cavs di LeBron James e Kyrie Irving come una vittoria per tutta la città dell'Ohio, e completiamo la seconda parte del nostro viaggio nella storia alla scoperta degli stadi e delle arene di Cleveland.

    [seconda parte]

    Cleveland è una città particolare, con una storia segnata da alti e bassi - dove i primi hanno sempre, improvvisamente e poi per molto tempo, lasciato posto ai secondi. Il fondatore della città, Moses Cleaveland, Generale dei neonati Stati Uniti, era originario del Connecticut, e lì tornò dopo aver gettato le basi della futura capitale dell'Ohio.

    Negli anni '20 questa era una delle città più importanti d'America, oggi è la 45esima per popolazione, un luogo normale, tranquillo, che nel frattempo ha dovuto superare il default del 1978, la crisi dell'industria dell'acciaio e quella sociale, con la fuga degli abitanti verso i sobborghi cittadini (situazione comune a molte altre città degli States).

    Anche nello sport Cleveland ha avuto i suoi anni d'oro, quando i Browns vincevano quattro titoli NFL in 15 anni, e gli Indians trionfavano nella World Series di baseball del 1948. Da lì in poi il declino. I Browns attuali sono una "nuova" franchigia, e non i successori degli originali (come abbiamo visto nella prima parte di questo articolo). Gli Indians, segnati da maledizioni vere o presunte, hanno dovuto attendere gli anni '90 per tornare a vincere la lega nazionale, salvo arrivare quattro volte all'ultimo atto del campionato e veder esultare gli avversari (l'ultima volta un mese fa, contro i Cubs - che di "maledizioni" e lunghe attese ne sanno qualcosa).

    -> clicca qui per leggere la prima parte di questo articolo


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    Il porto di Cleveland sul fiume Kuyahoga, da una foto aerea del 1992

    Negli anni '30 e '40 i Barons (di cui accennerò più avanti) di hockey sul ghiaccio andavano forte e vincevano tanto quanto cambiavano nome - prima Indians, poi Falcons, poi Barons. Si trattava, però, dell'AHL, lega minore rispetto alla NHL. E, in ogni caso, nel 1973 vennero traslocati a Jacksonville, Florida, durarono qualche mese e chiusero i battenti. Oggi ci sono i Cleveland Monsters che, dal 1994, sono passati da Denver allo Utah prima di atterrare sulla costa del Lago Erie (la storia sarebbe troppo lunga da raccontare) e provano a dare un senso all'hockey in Ohio.

    Infine ci sono i Cavaliers di basket. Che non avevano vinto mai e non ci erano mai nemmeno andati tanto vicino, dal 1970 a oggi, ma si erano segnalati per il "Miracolo di Richfield" (nella serie vinta contro i Washington Bullets nel 1976) e la finale NBA raggiunta nel 2007 ma persa 0-4 contro i San Antonio Spurs. L'ultima volta, però, c'era LeBron James, che nel 2010 sì decise di andarsene ma tornò quattro anni più tardi, per riportare un titolo alla città di Cleveland.

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    I FASTI DEGLI ANNI '30 E LE SPERANZE DEGLI ANNI '70 - Al termine della prima parte di questo articolo eravamo rimasti al Progressive Field degli Indians, che è parte di un complesso denominato Gateway Sports and Entertainment Complex. Sul lato opposto della Gateway Plaza posiamo la mazza e il guantone da baseball e puntiamo a un canestro: quello della Quicken Loans Arena, dei Cleveland Cavaliers.

    L'ultima tappa di questo viaggio fra stadi e arene della città non può che essere il luogo del trionfo della scorsa estate.

    I Cavs, fondati nel 1970, giocano i primi quattro anni alla Cleveland Arena (v. foto sotto). Costruito nel 1937, l'edificio di Euclide Avenue era luogo di sport da sempre: palazzetto di casa dei Barons di hockey sul ghiaccio, tirato su da Al Sutphin durante la Grande Depressione per la squadra di cui era proprietario. Un edificio in pieno stile anni '30 americano, con alcuni dettagli che strizzavano l'occhio all'art-deco, sempre più in voga all'epoca, come la porzione centrale della facciata che inquadrava l'ingresso al palazzo.

    La Cleveland Arena, dal canto suo, aveva sostituito il vecchio palazzetto del ghiaccio della città, l'Elysium, edificio neoclassico del 1907, dove avevano giocato i Falcons (poi Barons) fra il 1936 e il '37. Era, all'epoca, la più grande pista di pattinaggio su ghiaccio al coperto del mondo (v. foto a fondo articolo).


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    La Cleveland Arena chiude nel 1974 (sarà demolita tre anni più tardi) e sia Cavs che Barons si spostano al Richfield Coliseum, che sarà l'impianto della franchigia di basket per vent'anni.

    Costruito appositamente nel sobborgo a sud della città, all'incrocio fra tre superstrade, per racchiudere un bacino di tifosi maggiore, il Coliseum era un edificio che rappresentava un nuovo passaggio stilistico nell'architettura del '900. Un chiaro esempio di architettura brutalista, parallelepipedo in cemento armato e acciaio, segnato verticalmente da costoloni aggettanti che, allo stesso tempo, scandivano simmetricamente i quattro lati e slanciavano l'edificio in altezza. Due "lame" di dimensioni maggiori inquadravano un ingresso monumentale che aumentava il senso di imponenza della struttura (v. foto sotto).

    La città non si espanderà in questa zona, come sperato, e la megalopoli auspicata da Nick Mileti - all'epoca proprietario dei Cavs - non si realizzò mai, ma il Coliseum restò per anni il punto di riferimento sportivo di Cleveland per il basket, in parte l'hockey, e i concerti delle più grandi star della musica.

    La parola "fine" per l'arena venne data nel 1990, con la decisione di costruire il Gateway Sports and Ent. Complex, in città. Nel 1994 i Cavs lasciarono l'impianto e nel 1999 - dopo cinque anni di inutilizzo - il Coliseum fu demolito. L'area verde fu restituita al Cuyahoga Valley National Park e oggi è una zona di grande importanza per la fauna selvatica del posto (un ottimo esempio di buona gestione amministrativa locale, con il recupero "naturale" di un'area precedentemente edificata).

    L'originale parquet NBA del Richfield Coliseum, dopo alcune peripezie, si è salvato dalla demolizione dell'arena e fa oggi parte della palestra di un liceo della Virginia. Scoprite i dettagli nell'articolo, qui.


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    Il Richfield Coliseum in costruzione (sopra) e negli anni '80 (sotto)
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    IL TITOLO DEI CAVALIERS E LA MALEDIZIONE SCONFITTA - La Quicken Loans Arena è l'ultima fermata di questo viaggio. Siamo passati attraverso la storia delle franchigie sportive della città di Cleveland ma anche, e soprattutto, fra edifici che hanno rappresentato ognuno un preciso momento storico dell'architettura del Novecento.

    L'attuale palazzetto dei Cavs ha quasi la stessa capienza, 20.562 posti, che aveva il Richfield Coliseum (20.273) ma appartiene, ovviamente, alla nuova era delle arene sportive americane. Gradinate su tre livelli, con 92 box di lusso e il più grande tabellone segnapunti della lega NBA. Esternamente le arene indoor di ultima generazione non lasciano molto spazio allo stile (potrebbero benissimo essere scambiate per enormi centri commerciali) ma qui, almeno, troviamo un'enorme vetrata all'ingresso del porticato esterno, composta da 350 pannelli di vetro.

    L'Arena viene utilizzata anche per l'hockey sul ghiaccio, (vi giocano i Cleveland Monsters, come accennato in precedenza) e ci vogliono circa 22 ore per "creare" il campo di gara, spruzzando acqua che viene congelata grazie all'intervento di cinque miglia di tubi refrigeranti posti sotto al pavimento. Per il percorso inverso, invece, dal ghiaccio al parquet di basket bastano tre ore, nelle quali viene montato il campo costituito da 225 piastrelle di legno delle dimensioni di 10 x 20 cm ognuna.


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    L'ideale passaggio dalla Cleveland Arena all'attuale Quicken Loans Arena
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    L'interno della Q Arena durante una partita dei Cavs
    -> clicca qui per leggere la prima parte di questo articolo

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    Gateway Sports and Entertainment Complex, con la Q Arena sulla sinistra, dietro al Progressive Field in primo piano

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    L'interno dell'Elysium

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    Immagine aerea del Richfield Coliseum

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