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    Stadio Filadelfia: il Torino è di nuovo a casa

    inaugurazione stadio filadelfia torino progetto analisi

    L’inaugurazione del nuovo Stadio Filadelfia di Torino, la cronaca degli eventi e l’analisi del significato di un edificio ritrovato dai tifosi e dalla città.

    Giovedì 25 Maggio 2017, dopo un anno e mezzo di lavori dalla posa della prima pietra (il 17 Ottobre 2015) lo Stadio Filadelfia di Torino è stato inaugurato nella sua nuova veste, ricostruito, o meglio, “risorto”, come ha specificato Don Robella – il cappellano del Torino FC – durante la cerimonia.

    Sì, perché l’inaugurazione del nuovo “Fila” è in realtà la celebrazione del ritorno in un luogo già vissuto, dal quale la gente granata si era allontanata solo temporaneamente. “Torniamo a casa” è stato lo slogan che ha accompagnato i tre giorni di eventi che hanno fatto da contorno alla riapertura, e non potrebbe esser stato diverso.

    Un ritorno non solo per la prima squadra del Torino FC, che ricomincerà ad allenarsi qui dopo quasi venticinque anni dall’ultima volta – e come aveva sempre fatto in precedenza -, o per la squadra Primavera, che giocherà su questo campo le proprie gare ufficiali.

    Soprattutto un ritorno per i tifosi, dai quali questo stadio è sempre stato caratterizzato fino in fondo. Il vecchio Filadelfia era un impianto aperto a tutti, ci si poteva entrare senza problemi, stare nel piazzale sotto la tribuna e guardare gli allenamenti dei giovani e dei bambini nel campo secondario. E ora ricomincerà di nuovo a esserlo, nello spirito che ha sempre contraddistinto questo luogo.

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    L’inaugurazione si è svolta su tre giorni, grazie all’impegno della Fondazione Stadio Filadelfia (nella persona del presidente, Cesare Salvadori, e di tutti i volontari che hanno dato il massimo in questi mesi): prima con un’apertura straordinaria, nel pomeriggio di mercoledì, dedicata alle vecchie glorie del Toro e a chi aveva acquistato un seggiolino della tribuna principale. Storie e racconti si sono susseguiti in quella circostanza, nel ricordo di cos’era prima e di cosa finalmente tornava a essere il Fila.

    Poi, giovedì, la grande apertura al pubblico. Una giornata segnata trasversalmente dalle facce e dalle emozioni dei tifosi che, varcando il cancello d’ingresso (si noti che ora lo storico cancello su via Filadelfia è stato riposizionato nel piazzale interno) si guardavano intorno a bocca aperta, come se ancora non stessero realizzando del tutto quello che era effettivamente realtà.

    Infine, sabato, il quadrangolare d’inaugurazione del campo, con le squadre categoria 2004 di Toro, Novara, Pro Vercelli e Alessandria. Una bellissima iniziativa che ha fatto tornare il calcio giocato al Fila per la prima volta da quel 19 maggio 1963, con l’ultima partita ufficiale nel vecchio impianto (Toro-Napoli 1-1).


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    Certo, a un primo impatto, questo stadio è diverso dal precedente. Ma è anche uguale a sé stesso, perché ricalca gli spazi e i volumi originali ed è rispettoso della propria storia. Non è più un impianto con gradinate di eguale capienza che abbracciano il campo ma la tribuna principale è la giusta soluzione rinnovata dell’originale (anche se sulla pericolosità dei gradini di accesso ai posti a sedere bisognerebbe fare un po’ di attenzione).

    Lo storico piazzale è rimasto e, anzi, è stato valorizzato con i pennoni che celebrano i grandi nomi della storia del Toro (i giocatori del Grande Torino e i compianti Meroni e Ferrini) e con i pannelli che presentano tutti i nomi di ogni tifoso che ha fatto una donazione, piccola o grande che fosse, contribuendo alla riuscita dei lavori.

    I pennoni inclinati creano un effetto avvolgente sul piazzale e portano lo sguardo verso la tribuna che, esternamente, è segnata dalla struttura portante formata da 12 costoloni in acciaio che contribuiscono a costituire anche l’intelaiatura del tetto. Il granata è ovunque, nei pannelli di rivestimento, nei pennoni, nelle cancellate.

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    Il recupero dello storico edificio della biglietteria, all’esterno dell’ingresso su via Filadelfia, è una scelta eccellente, unita all’ottima soluzione di ampliare il piccolo piazzale di accesso creando una zona pedonale molto funzionale. I due spicchi di curva del Fila originale sono stati mantenuti e, nei prossimi mesi, verranno messi in sicurezza e restaurati – anche se non torneranno a essere utilizzabili dal pubblico.

    La ricerca di un intreccio equilibrato fra vecchio e nuovo si è risolta in un progetto molto valido, rispettoso della storia e della “forma architettonica” di ciò che si stava ricostruendo. Ancor di più, inoltre, tutto questo è il risultato della volontà dei tifosi che, in questi anni, hanno fatto di tutto per spingere le istituzioni ad accettare questa soluzione (e non a caso buona parte dei fondi che serviranno a completare il secondo e terzo lotto – compreso il Museo – derivano dal crowdfunding).

    “Non l’avrete mai, se non come lo vogliamo noi” è una scritta che comparve sulle recinzioni dell’isolato, qualche anno fa. Era la protesta del popolo granata contro le idee di commercializzazione dell’area, di riduzione della componente sportiva, della possibilità di speculazione. Invece no, il Filadelfia è stato ricostruito con la stessa idea originale, per il Toro e per i suoi tifosi. E già questo è il risultato più importante.

    ***

    Alcuni numeri dell’impianto:
    • 4.000 posti (di cui 2.000 nella tribuna principale)
    • 1.000.000 kg di ferro e 4.500 mc di calcestruzzo utilizzati nelle strutture
    • 30.000 mq di area d’intervento
    • 20 m, l’altezza della tribuna centrale
    • 25 km, la lunghezza totale dei tubi di riscaldamento sotto i due campi da gioco

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    Il muro esterno originale restaurato

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    La porzione di curva originale recuperata e inserita nel nuovo progetto

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    Un particolare degli spogliatoi riservati alla prima squadra del Torino FC

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