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    Italia-Macedonia, il posto assegnato sul biglietto è un sistema fallimentare

    italia macedonia torino stadio olimpico

    Biglietti nominali e posti assegnati, la partita Italia-Macedonia conferma il fallimento di un sistema che non sappiamo gestire.

    Certamente sarà già capitato in passato ma, personalmente, era la prima volta che andavo a vedere una partita della Nazionale (seppur stavolta in uno stadio che conosco bene e in cui sono abituato a seguire il Toro) e ho riscontrato situazioni nuove e molto più estremizzate, rispetto a campionato, coppe, ecc.

    L'assunto principale è: il biglietto nominativo e il posto assegnato, da soli, fanno più danni che altro.


    Ieri sera la gestione del flusso di tifosi agli ingressi è stata piuttosto mediocre. Con uno stadio, finalmente, quasi tutto esaurito, c'erano pochi varchi d'accesso aperti - situazione risolta solo verso le h20.30, a un quarto d'ora dal fischio d'inizio (molte persone sono entrate anche dopo 20-25 minuti dall'inizio della partita).

    Classiche code a imbuto (o all'italiana) e tentativo di chiunque di superare, in particolare da parte di padri di famiglia che - con la faccia di chi ha avuto la più grande idea del secolo - dicono a moglie e figli "Dai, dai, seguite me", e passano davanti a 40 persone in coda da mezz'ora.

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    Non trovando il mio posto al secondo anello, ho guardato il primo tempo in piedi da una scala del primo

    Entrati all'interno dell'impianto, invece, inizia la caccia al posto.

    Per molti è la prima volta in uno stadio, per altri è la prima volta all'Olimpico di Torino, per altri ancora è più una gita che altro.

    Insomma, è ovvio che non tutti arrivino già sapendo dov'è il proprio settore. Nonostante ciò, e nonostante gli steward diano indicazioni sulla collocazione dei posti segnati su ogni biglietto, buona parte delle persone tende a sedersi in un posto che non è il suo - in base piuttosto ai gusti personali o alla comodità.

    Dove sta l'errore? L'incapacità nel gestire gli spettatori allo stadio alimenta il menefreghismo delle persone o viceversa?

    Chi arriva dopo e trova il proprio posto occupato, ovviamente, non fa questioni e a sua volta va a sedersi altrove, nei posti di qualcun altro. Si crea un effetto-domino che, unito al ritardo negli ingressi, porta alcuni a fermarsi direttamente in mezzo alle scale, senza sapere più cosa fare (ostruendo quindi la visuale di chi è seduto, da cui scaturiscono lamentele, proteste, ecc ecc).

    Un caso come la partita della Nazionale è emblematico. Ieri sera all'Olimpico di Torino c'erano "persone normali". Proprio quella categoria di tifosi che - mediaticamente - si pretende di riportare allo stadio, in nome del "tifo più bello e più sano".

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    Altre persone che non hanno trovato posto. Quella è una scala di passaggio.

    Il modello inglese? Il modello tedesco? Sono tutte belle idee che qualcuno vorrebbe copiare ma le stesse persone che spesso si lamentano di non poter portare i propri figli allo stadio, sono quelle che ieri in coda cercavano di superare tutti o decidono di sedersi dove gli pare.

    Gli steward da soli possono poco o nulla - e questo è il primo tema. L'altro è il senso civico di molti (praticamente inesistente).

    In uno scenario del genere, molto onestamente, non è un mistero che "gli stadi si svuotino", diventando un luogo per quei pochi affezionati che sanno dove si trovano e ne conoscono abitudini, prassi e situazioni che lo regolano.

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