Storia e Architettura degli Stadi di Calcio

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    Chelsea, il "diritto alla luce" blocca l'ampliamento di Stamford Bridge

    crosthwaite chelsea stamford bridge
    Una famiglia londinese si è opposta al progetto di ristrutturazione di Stamford Bridge, impugnando una legge del 1663.

    Come può un privato cittadino bloccare, da solo, i lavori di ristrutturazione dello stadio di uno dei più importanti club europei? Può farlo, impugnando una legge vecchia di quasi 500 anni.


    È quello che è successo a Londra, con il piano di ampliamento di Stamford Bridge, storico impianto del Chelsea, che il club ha in programma di trasformare, portandolo a 60.000 posti di capienza. Già un anno fa i Blues avevano ricevuto l'ok dalla municipalità locale per proseguire con l'iter di progetto, firmato da Herzog & De Meuron - costo stimato 1 miliardo £, che farà diventare Stamford Bridge lo stadio più costoso d'Europa. Poche settimane dopo, però, era stata depositata un'ingiunzione che minacciava di bloccare tutto.

    A presentare il ricorso la famiglia Crosthwaite, che abita di fronte allo stadio. Il motivo: il rinnovato impianto, più alto e ingombrante dell'attuale, toglierebbe luce solare alla casa.



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    L'abitazione dei Crosthwaite - Stamford Bridge si scorge di fronte, dietro le piante


    IL DIRITTO ALLA LUCE

    Sì, perché in Inghilterra vige un "diritto alla luce" (letteralmente, "right to light") basato sulla legge Ancient Lights, esistente addirittura dal 1663.

    Secondo questa legge, il proprietario di un'abitazione che ha ricevuto una certa quantità di luce solare per almeno 20 anni consecutivi, acquisisce automaticamente il diritto a non vedere modificate queste condizioni da eventuali nuove costruzioni o modifiche degli edifici circostanti - e anzi, ha il potere di bloccare qualunque progetto di conseguenza.

    L'abitazione dei Crosthwaite si trova di fronte alla tribuna est di Stamford Bridge, al di là della linea ferroviaria che corre adiacente allo stadio (linea Overground dell sistema metropolitano di Londra). Ed è anche l'unica delle case della zona che ha un affaccio frontale verso lo stadio. Le abitazioni vicine, invece, guardano frontalmente all'edificio del Millenium Hotel - che verrà demolito per far posto all'ampliamento dello stadio - e non verrebbero penalizzate dal problema in questione.


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    Finestre con la segnalazione del "diritto alla luce", nel quartiere di Clerkenwell, Londra


    Peraltro la linea ferroviaria che passa fra lo stadio e la casa dei Crosthwaite segna anche il confine tra i quartieri di Hammersmith & Fulham (stadio del Chelsea) e Kensington & Chelsea (abitazione della famiglia), il che ha complicato ulteriormente la disputa.

    SECTION 203, UN CAVILLO IN AIUTO DEI BLUES

    Il Chelsea in questi mesi ha cercato di trovare un compromesso con i Crosthwaite - che abitano nella stessa casa da più di 50 anni. Oltre all'offerta di pagare le spese legali, 50.000£, si è aggiunta anche la proposta di risarcimento (addirittura vicina a 1 milione di £, secondo le indiscrezioni), che i Crosthwaite hanno però rifiutato.

    Il club londinese ha già raggiunto compromessi di questo tipo con gli altri abitanti del quartiere il cui "diritto alla luce" verrebbe influenzato dall'ampliamento dello stadio. Inoltre, una consultazione fatta fra 13.000 residenti sulla bontà del progetto ha ottenuto il 97,5% di pareri favorevoli a procedere.


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    La posizione dell'abitazione dei Crosthwaite, rispetto a Stamford Bridge

    Ma nel caso Crosthwaite-Chelsea dove non è arrivata la diplomazia ha potuto la legge, forse definitivamente. Il club di Roman Abramovich, infatti, si è appellato alla direttiva contenuta nella "section 203" del Housing and Planning Act 2016: come annullare eventuali diritti di servitù e affini.

    In presenza di un progetto che porta evidenti miglioramenti economici, culturali e sociali (il Chelsea ha dichiarato che il nuovo stadio sarà da traino per nuove infrastrutture, per 7 milioni £, e investimenti nell'area per 16 milioni), la municipalità può acquistare il terreno oggetto dei lavori, annullando eventuali ricorsi, e girandolo poi in affitto al soggetto coinvolto.

    Ed è quello che è successo. Il terreno di Stamford Bridge verrà acquistato dalla municipalità del quartiere di Hammersmith & Fulham (attualmente è di proprietà del Chelsea e delle Ferrovie inglesi) e riconsegnato al Chelsea in affitto, con il club londinese che si occuperà di tutte le spese successive. In questo modo l'ingiunzione dei Crosthwaite viene annullata, in presenza di un progetto valutato come indispensabile allo sviluppo dell'area.


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    Render virtuale dell'interno del nuovo Stamford Bridge


    Questa soluzione libera nuovamente la strada all'iter progettuale per ampliare Stamford Bridge ma non chiude completamente la questione, lasciando spazio a futuri ricorsi legali da parte della famiglia Crosthwaite.

    Se tutto andrà secondo i piani del Chelsea, il nuovo Stamford Bridge non sarà pronto prima del 2024 - e il club continuerà a giocare nel suo stadio almeno fino al 2020.

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